1977

RS 125 GS 

TF1

Per la sua seconda generazione di motociclette, la SWM introdusse cambiamenti sostanziali, a cominciare dal motore: non più il “solito” Sachs a sei/sette marce, ma un Rotax con aspirazione a disco rotante. Anche nel telaio i nuovi modelli sposavano le tendenze più in voga al tempo, con strutture dimensionalmente più generose, maggiore escursione delle ruote e impostazione prevalentemente crossistica: come si vede, una piccola rivoluzione. Sul piano agonistico queste moto continuarono a vincere, quindi i cambiamenti effettuati sarebbero da valutare positivamente: non sempre però macchine vincenti si rivelavano adatte ad un’ utenza meno specializzata. Scopriamo dunque la vera essenza di questi modelli, che furono in grado di catalizzare l’attenzione degli appassionati nel corso della loro storia.

DESCRIZIONE

Al salone di Milano del 1977 tra le moto più ammirate vi furono i nuovi modelli delle fuoristrada SWM, che di lì a poco vennero messi in vendita. Effettivamente a guardarle ancor oggi, conservano tutto il loro fascino, e possiamo solo immaginare che tipo di emozioni suscitassero negli appassionati dell’epoca. Pur nella sua linearità, la linea esprimeva una sufficiente sensazione di dinamismo, esaltato dalle riuscite colorazioni e dagli abbinamenti cromatici. La scelta di condividere il telaio con le sorelle maggiori, rendeva questa RS 125 GS uno dei modelli più imponenti nella sua categoria, ma era una scelta obbligata per cercare di risparmiare sui costi di produzione. Ad onor del vero la macchina si posizionava nella parte alta della sua nicchia di mercato, ma è pur vero che la cura con cui era costruita risultava anch’essa di livello superiore alla media.

VISTA DA FERMO

Dato per assodato il valore estetico del mezzo, vediamo come appariva la moto ad un’esame più approfondito. La cosa che subito balzava agli occhi era l’insolito vuoto dietro il cilindro, visto che, per le caratteristiche del motore, il carburatore era posizionato sul dorso del carter motore sinistro, e risultava occultato alla vista dal telaio e dal fianchetto, dotato di piccole finestrelle: la più in basso tra queste consentiva l’azionamento dello starter. Come nella serie precedente, anche questa nuova moto era dotata dello scomparto porta attrezzi ricavato sul dorso del serbatoio, una finezza che pochi costruttori adottavano, utilizzando sovente un borsello sporgente che però era di maggior intralcio nella guida impegnata. Rimanendo in zona, una doverosa menzione la meritava la cassetta di aspirazione contenente il filtro aria, davvero ben fatta e che anche nei guadi era in grado di assicurare un’adeguata tenuta; ciò valeva anche per il carburatore, che vista la posizione in cui si trovava a lavorare avrebbe potuto suscitare qualche dubbio. La cura costruttiva con cui era realizzata questa RS 125 GS traspariva dall’ottima qualità delle verniciature (che anche dopo uso intenso non venivano intaccate) e dalla altrettanto valida plastica di parafanghi e fiancatine.

IN SELLA

Il primo dei difetti con cui si faceva conoscenza (e questo era vero per tutta la nuova serie di modelli, vista la ciclistica in comune) era costituito proprio dall’altezza della sella, invero eccessiva, che certo non agevolava il pilota nelle manovre in cui si rendeva necessario “zampettare”. L’impostazione di guida era però corretta, e consentiva il passaggio dalla posizione seduta a quella in piedi con la necessaria fluidità: in questa manovra si era agevolati anche dalla conformazione del mezzo, che si rivelava correttamente profilato tra le gambe, senza sporgenze che intralciassero i movimenti. Nel valutare la condotta di guida, risultava indispensabile considerare le caratteristiche di erogazione del propulsore, il quale era sì dotato di bassi regolari e sufficientemente corposi, ma anche afflitto da un vistoso calo ai règimi intermedi, salvo poi erogare una potenza davvero considerevole salendo coi giri, che risultava essere tra le più elevate per un 125 dell’epoca. Questa caratteristica del motore, dovuta principalmente alla fasatura del disco rotante, condizionava quindi il modo di condurre il mezzo. Si scopriva insomma che andar forte con questa moto era una cosa riservata a dei veri “manici”, piloti esperti che non si facevano mettere in soggezione dalle elevate prestazioni e dal fatto di dover tenere “aperto” per fruirne nella loro totalità. A tutti gli altri comuni mortali, la RS 125 GS permetteva comunque di giocherellare trottando pian pianino sulle mulattiere, e quelle caratteristiche che a prima vista venivano etichettate come un limite di queste macchine, come appunto il vuoto di erogazione ai medi e la sella alta da terra, nell’altro lato della medaglia si rivelavano essere propedeutiche per affinare l’esperienza di guida. Si disponeva insomma di un mezzo double-face, in grado di soddisfare più tipologie di piloti e di condurre per mano i meno esperti verso le più alte vette della guida. Conseguentemente a ciò, non meravigliava affatto che nei salti il mezzo richiedesse un corretto bilanciamento dei pesi col corpo, pena la tendenza ad atterrare di avantreno. Gli ampi spazi erano pane per i suoi denti, dove le particolari caratteristiche della moto si esaltavano, e permettevano una percorrenza di curva velocissima nel più totale controllo, cosa permessa tanto dalle doti del telaio che dall’ottima capacità delle sospensioni di assecondare il profilo del terreno. Anche l’impianto frenante denotava caratteristiche in linea con l’impostazione generale del mezzo, mostrando un comportamento sicuro, però soprattutto in fuoristrada richiedeva un uso accorto sul comando del freno posteriore, pena l’incorrere in bloccaggi della ruota motrice. La rivoluzione introdotta con questi nuovi modelli appariva logica per una casa molto coinvolta nelle competizioni com’era la SWM: forse una maggior cautela nel proporre mezzi così prestazionali avrebbe potuto attirare un pubblico più vasto, ma non dimentichiamo che queste moto sono state comunque nei sogni di tantissimi appassionati. Potremmo quindi concludere affermando che nella storia del marchio questa serie RS/GS e le sue evoluzioni TF1-TF3 siano state tra le più ambite e desiderate.

MULTIMEDIA

pdf : uso e manutenzione

pdf : manuale di officina

SWM workshop

pdf : codici ricambi

125 GS – 125 MC – 175 GS anno 1979

125 GS – 125 MC – 175 GS anno 1980

 

 

                                                  

LINK esterni

siti web che trattano questa moto:

video youtube

SWM moto.net

SWM engine manuals

Trovate la prova di questa moto nelle seguenti riviste:

Motociclismo                     n° 1              del 1978

Moto Sprint                       n° 48/49     del 1977

 

 

Scheda tecnica    dati riferiti al modello 1977
MOTORE
Tipo
monocilindrico, ciclo a due tempi, cilindro con canna in ghisa
Raffreddamento
ad aria
Distribuzione
controllata dal pistone, lavaggio a cinque travasi,
ammissione con disco rotante posizionato sul lato sinistro
Alesaggio e Corsa
mm. 54 X 54
Cilindrata
cc. 124
Rapporto di compressione
14,9 : 1
Fasatura
/
Alimentazione
benzina super e olio in percentuale del 2%
Carburatore
Bing 84 con diffusore da mm. Ø 32
Lubrificazione
a sbattimento, con cc. 1200 di olio nel carter
Trasmissione
primaria ad ingranaggi a denti dritti sul lato sinistro, secondaria a catena sul lato destro
Frizione
a dischi multipli in bagno d’olio, con comando meccanico
Cambio
in blocco a sei velocità con innesti a denti dritti, rapporti interni:
in 1° 3,400:1 – in 2° 2,308:1 – in 3° 1,688:1 in 4° 1,316:1 – in 5° 1,095:1 – in 6° 0,913:1
Potenza dichiarata
cv. 27 a 9.500 giri / minuto
Coppia dichiarata
kgm. 2,01 a 9.250 giri / minuto
IMPIANTO ELETTRICO
 
Avviamento
a kick starter
Accensione
elettronica Bosch ad anticipo fisso di 14,30°
Candela
Magneti Marelli CWP 10 L
TELAIO
 
Tipo
monotrave superiore, monoculla sdoppiata davanti al motore
Sospensione anteriore
forcella Marzocchi con steli Ø mm. 35 e perno in asse, escursione ruota mm. 220
Sospensione posteriore
forcellone a due bracci con sezione ovale, due ammortizzatori Marzocchi AG3
con serbatoio del gas separato, precarico molla regolabile su cinque posizioni, escursione ruota mm. 235
 
RUOTE e FRENI
 
Pneumatici
Pirelli MT 16 Campeonato Espanol Sevilla,
anteriore misura 3.00x21 posteriore misura 4.00x18
Ruota anteriore
cerchio Akront WM 1 TC
Ruota posteriore
cerchio Akront WM 2 TC
Freno anteriore
Grimeca a tamburo Ø mm. 140 con mozzo conico
Freno posteriore
Grimeca a tamburo Ø mm. 140 con mozzo conico
 
DIMENSIONI e PESO
 
Interasse
mm. 1420
Altezza sella
mm. 920
Luce a terra
mm. 280
Capacità serbatoio
litri 7,8 di cui litri 0,9 di riserva
Peso a secco
kg. 97

modelli SWM