1991-1996

Yamaha

TDM 850

New Sport, cosi il marketing Yamaha pubblicizzava al lancio questo nuovo modello, prendendo una svista davvero clamorosa. Infatti questa singolare motocicletta è stata, e lo è tuttora pur essendo da tempo uscita di produzione, una ottima granturismo. Di fatto, gli ingegneri della Yamaha con la TDM 850 inventarono un tipo di moto che non c’era, o se c’era non era appetibile come questo nuovo prodotto, che di fatto non poteva essere catalogato semplicemente come un altro modello di moto “intelligente”. Troppo forte la sua connotazione estetica per passare inosservata, troppo carico di appeal quel suo motore a dieci valvole per confonderlo con altri: alla luce delle attuali tendenze, l’arrivo sul mercato di questa moto può essere letto come il primo vagito della nuova categoria Crossover, che al tempo ancora nessuno sapeva che…. esistesse!

DESCRIZIONE

Mai come in questo caso il design è stato in grado di connotare un modello e decretarne il successo. Certamente la TDM 850 era una moto di sostanza, ma la sua linea così unica giocò un ruolo importante nell’imporla all’attenzione degli appassionati: semplicità ed innovazione si sposavano alla perfezione nelle sue linee, dando vita ad un mezzo piacevole da guardare e sufficientemente dotato per riuscire ad ingolosire un consistente numero di persone. Il fatto poi che la moto fosse nata sana, in possesso di tutte le carte giuste per farla entrare tra quei modelli che tracciano un solco nella storia, contribuì non poca alla sua affermazione sul mercato.

DI TESTA

A rischio di ripeterci, il primo motivo per cui acquistare la TDM 850 era, banalmente, che fosse….attraente! Anche nelle semplici grafiche monocolore della prima serie la moto appariva slanciata e dinamica, ed il generoso dimensionamento accresceva l’idea di trovarsi di fronte ad un mezzo di una rilevante consistenza. Altro punto forte di questa moto era il motore, derivato dalla mitica Super Ténéré ed ultra collaudato, che appariva agli occhi degli appassionati come una vera chicca. Un livello di finiture di livello adeguato completava il quadro dei validi motivi che invogliavano all’acquisto.

DI PANCIA

Ecco un caso emblematico in cui le note positive per un approccio ragionato alla moto diventavano validi motivi per una scelta di cuore. Una linea così personale che poteva farti innamorare e quelle dieci valvole che frullavano nel motore….cavolo, erano irresistibili! E se il telaio in volgare acciaio poteva far storcere il naso, ecco apparire dei cerchi ruota originali ed un impianto frenante di notevole spessore a bilanciare le emozioni. Impossibile non citare poi, il gruppo ottico anteriore con le due parabole leggermente divergenti: una “firma” che precorreva i tempi. E se la “mamma” del TDM 850, la Super Ténéré, era in grado di evocare viaggi epici in mezzo al deserto, beh, con questa ti potevi immaginare in viaggio verso Capo Nord!

IN SELLA

Posizione di guida. Perfettamente inseriti nell’incavo della sella, col busto eretto ad impugnare l’ampio manubrio e le gambe correttamente angolate, le ginocchia che trovavano spazio negli incavi del serbatoio: in sella alla TDM 850 si stava proprio bene. Una valida collocazione era riservata pure al passeggero che poteva disporre di un bel maniglione, di pedane alla giusta altezza e di spazio in sella adeguato.

Comfort. La particolare posizione determinata dal posto guida aveva dei riflessi positivi anche in tema di comfort, visto che il pilota veniva a trovarsi ben protetto dal flusso dell’aria generato dal cupolino: questo permetteva il mantenimento di andature elevate per molto tempo senza eccessivo stress. Un po meno felice la situazione per il passeggero, vista la posizione più elevata in cui si trovava, cosa questa che comportava un fastidioso flusso d’aria sul casco. Ad ogni modo, la vita a bordo era resa gradevole pure da un livello di vibrazioni molto contenuto, che unito ad una taratura decisamente azzeccata delle sospensioni permetteva di guidare per molte ore in totale confidenza.

Prestazioni. Col vigoroso motore di cui disponeva, la TDM 850 superava agevolmente i duecento km/ora, segno che di “birra” in corpo la moto ne aveva a sufficienza. A discapito di un peso non proprio contenuto per una bicilindrica (frutto di scelte di progetto come il telaio in acciaio ed il generoso dimensionamento del propulsore), le prestazioni globali del mezzo erano indubbiamente gratificanti. Il maggior pregio era la fluidità messa in mostra dal motore, che permetteva un uso regolare e senza strappi ai regimi più bassi anche con rapporti alti, per poi distendersi in maniera corposa e costante lungo tutto l’arco di erogazione. La scelta di utilizzare una quinta marcia piuttosto lunga penalizzava la ripresa, mentre l’accelerazione si esprimeva su tempi di tutto rispetto per l’indole del mezzo. L’unico neo di questa meccanica era (ed è sempre rimasto nel tempo) un reparto trasmissione non impeccabile, mentre il rendimento termodinamico restituiva valori di consumo abbastanza nella media.

Dinamica di guida. Impacciata sullo stretto, ecco la sola nota dolente per ciò che riguardava la guida. Per via di un peso non proprio contenuto e soprattutto di un baricentro abbastanza alto, la TDM 850 pagava pegno nei percorsi più angusti, dove l’avantreno andava indirizzato con decisione. Una volta raggiunti i 50 km/h però, tutto risultava di una facilità estrema e consentiva una guida sicura e divertente. Su qualsiasi tipo di percorso, dall’autostrada al misto di montagna o addirittura in pista, la moto si lasciava condurre con gusto, restituendo sempre reazioni composte e coerenti da parte delle sospensioni. Una certa sensibilità al fondo sconnesso era avvertibile alle velocità più elevate, soprattutto in presenza del passeggero.

Freni. Potenti, modulabili, esenti da problemi di fading: poche parole per descrivere un impianto frenante degno di una sportiva del suo tempo. Sempre perfettamente gestibili, i comandi del doppio disco anteriore e del singolo posteriore permettevano confidenza nell’uso anche a piloti poco esperti, consentendo spazi di arresto da riferimento. Uno dei punti fermi di questa motocicletta.

Conclusioni. Detto del reparto trasmissione non perfettamente a punto, l’unico vero neo di questa moto era il suo prezzo d’acquisto, abbastanza elevato anche volendo considerare il rapporto qualità/prezzo. Si è trattato comunque di una moto che seppe dire qualcosa di nuovo in un settore, quello delle moto “intelligenti”, troppo spesso denigrate senza motivo. Con la sua linea innovativa ed un po’ di rottura, la TDM 850 diventò nel corso degli anni un best-seller in casa Yamaha, mantenendo il suo appeal anche con le versioni che seguirono: segno che lo spazio per innovare c’era, e che la casa di Iwata aveva visto giusto nell’evolvere il concetto di enduro.

versione

1996

Per la seconda serie di questo modello, il marketing Yamaha corresse il tiro: via i riferimenti al settore sport e maggiore enfatizzazione dei tratti touring. Ma al di là del posizionamento a livello di immagine, la sostanza ci parla di una moto rinfrescata nell’aspetto e con poche, significative modifiche a livello tecnico. Segno questo della bontà del prodotto, ma soprattutto della volontà di non sconvolgere un modello che aveva incominciato a trovare i suoi estimatori tra chi la moto la usava per viaggiare davvero.

DESCRIZIONE

Le novità di questa seconda serie erano ascrivibili in massima parte nella nuova veste estetica, a cui si aggiungeva un importante intervento sul motore. Bisogna dare atto ai designer di Iwata di essere stati bravi a non stravolgere la personalissima linea della loro moto. Su una componente telaistica praticamente invariata, l’innesto delle nuove e più moderne linee risultò un’operazione felice: in particolar modo riuscita fu l’evoluzione del gruppo ottico anteriore, così caratterizzante per il suo impatto visivo. Altri miglioramenti servirono ad innalzare il livello di finitura generale, mentre riguardo la parte tecnica venne adottata una nuova forcella maggiormente dimensionata e si cercò di ovviare alle pecche del reparto trasmissione con interventi (non risolutivi però) al cambio, che vide anche variare la rapportatura delle marce alte. Un intervento significativo riguardò la nuova fasatura di scoppio del motore bicilindrico, passata dai 360° della prima versione ai 270° della nuova, con l’intento di infondere un carattere ancor più dolce alla meccanica. La sparizione della protezione in alluminio per la coppa del motore, segnalava anche a livello visivo che questa nuova versione era da considerarsi una stradale pura.

DI TESTA

Avvolta in verniciature completamente nuove sia nella parte meccanica che nelle sovrastrutture, la nuova versione puntava ad una maggiore valorizzazione del buono che già era presente. L’evidente tentativo di elevarne il livello qualitativo portò risultati apprezzabili, come ad esempio le cromature dell’impianto di scarico, ma anche a scelte discutibili come la pellicola in finto carbonio sulla strumentazione. Purtroppo, le modifiche apportate non resero giustizia ad un prezzo che continuò a rimanere troppo elevato, precludendole di fatto una ancor maggiore diffusione.

DI PANCIA

Impreziosita dalla linea più moderna, la TDM 850 mantenne tutto il suo fascino senza perdere un briciolo di personalità. Di fatto però, a livello di impatto emotivo, questa nuova versione non aggiungeva nulla alla precedente. Anzi, il generale ingentilimento della linea le toglieva forse quel “quid” di unicità che la prima serie aveva saputo esprimere.

IN SELLA

Posizione di guida. L’impostazione corretta di cui era depositaria la vecchia versione risultava pienamente confermata anche con la nuova, risultando perfettamente adeguata al ruolo di macina chilometri che la TDM si era ritagliata col tempo.

Comfort. Anche in questo caso si era di fronte a gradevoli conferme. L’adozione del motore rivisto nella fasatura non rivelava sorprese a livello di vibrazioni, che restavano davvero contenute.

Prestazioni. Tutto il meglio ed il peggio della prima versione, in quest’ultima risultava confermato ed amplificato negli effetti. Ma andiamo con ordine. Il livello prestazionale della motocicletta restava ampiamente adeguato, con buoni risultati nella performance in ripresa e meno buoni in accelerazione, in conseguenza della nota ritrosia del reparto trasmissione (in particolare del cambio) ad essere usato con velocità. Conferme anche per quanto riguardava la velocità massima mentre un risultato migliorativo arrivava dai consumi, decisamente in calo con questa nuova configurazione di motore. Miglioramenti anche nella già buona erogazione, con sensibili miglioramenti ai regimi più bassi ma anche con maggiore allungo in alto.

Dinamica di guida. La presenza del passeggero, posto considerevolmente più in alto del guidatore, continuava ad influenzare negativamente la guida alle basse velocità e negli spazi angusti, rendendo l’operazione poco intuitiva e fluida. In tutte le altre situazioni la nuova versione della TDM 850 risultava davvero piacevole da condurre, sempre ben assecondata da sospensioni adeguatamente sostenute, che pagavano pegno solo nel caso in cui si adottava una condotta di guida tipicamente sportiva: ma questa motocicletta, in definitiva, non era fatta per soddisfare certi pruriti. Il suo rendimento massimo emergeva infatti utilizzando una condotta di guida fluida, assecondando così la meccanica, che in questo caso risultava perfettamente accordata allo scopo.

Freni. In un quadro che si confermava sostanzialmente molto positivo per potenza, modulabilità e resistenza alla fatica, una certa differenza si notava nelle staccate più violente, in conseguenza del marcato trasferimento di carico verso l’avantreno. In tale frangente era richiesta maggiore attenzione nel modulare la trazione sulla leva del doppio disco anteriore.

Conclusioni. Molte conferme, alcuni lievi miglioramenti e sostanzialmente nessun peggioramento: l’evoluzione di questa motocicletta così atipica venne condotta dagli ingegneri della Yamaha con metodo, rivelando che la svista iniziale di inquadrare il mezzo in ottica puramente sportiva era stata digerita ed elaborata. Tutte le modifiche apportate, se escludiamo gli aspetti legati all’aggiornamento estetico, andavano infatti lette con l’ottica di rendere la motocicletta maggiormente fruibile per un uso meno esasperato. Il nuovo motore dai consumi ridotti ed il serbatoio con due litri in più di benzina al suo interno indicano chiaramente la strada perseguita. D’altra parte, per assecondare le velleità del pubblico più sportivo, nel catalogo Yamaha aveva fatto la sua comparsa la TRX 850, equipaggiata del medesimo motore e ben più leggera: ma questa è un’altra storia.

MULTIMEDIA

pdf : uso e manutenzione

TDM 850 seconda serie 1999 uso e manutenzione

 pdf : manuale di officina

TDM 850 1996 seconda serie service manual

 

                                                  

Trovate la prova di questa moto nelle seguenti riviste:

Motociclismo     n° 3         del 1991

Motociclismo     n° 8         del 1991

Motociclismo     n° 1         del 1994

Motociclismo     n° 2         del 1995

Motociclismo     n° 6         del 1996

Moto Sprint        n° 7         del 1991

Moto Sprint        n° 24       del 1991

Moto Sprint        n° 25       del 1992

Moto Sprint        n° 49       del 1993

Moto Sprint        n° 16       del 1996

Moto Sprint        n° 31       del 1996

In Moto               n° 11       del 1992

In Moto               n° 3         del 1994

In Moto               n° 5         del 1996

In Moto               n° 8         del 1996

Moto Tecnica     n° 9         del 1997

Super Wheels    n° 1         del 1997

Scheda tecnica    dati riferiti al modello 1991
MOTORE
Tipo
bicilindrico parallelo frontemarcia con cilindri inclinati in avanti di 45°, fasatura degli scoppi 360°, doppio albero di equilibratura, ciclo a quattro tempi
Raffreddamento
a liquido con radiatore in alluminio, capacità del circuito lt. 1,7
Distribuzione
doppio albero a camme in testa comandato da catena morse posta sul lato destro,
5 valvole per cilindro (3 per l’aspirazione)
Alesaggio e Corsa
mm. 89,5 X 67,5
Cilindrata
cc. 849
Rapporto di compressione
9,2 : 1
Fasatura
aspirazione durata 260° (apre 25° prima del PMS, chiude 55° dopo il PMI)
scarico durata 262° (apre 59° prima del PMI, chiude 23° dopo il PMS)
Alimentazione
benzina super
Carburatore
2 Mikuni BDST 38 a depressione
Lubrificazione
a carter secco, con 2 pompe a lobi per mandata e recupero
Trasmissione
primaria ad ingranaggi con rapporto 1,718 (67/39)
secondaria a catena con rapporto 2,750 (44/16)
Frizione
multidisco in bagno d’olio a comando meccanico
Cambio
in blocco a 5 rapporti con ingranaggi a denti dritti, rapporti di riduzione:
prima 2,846 (37/13) – seconda 1,850 (37/20) – terza 1,318 (29/22)
quarta 1,074 (29/27) – quinta 0,900 (27/30)
Potenza dichiarata
cv. 77 a 7500 giri / minuto
Coppia dichiarata
kgm. 8,1 a 6000 giri / minuto
IMPIANTO ELETTRICO
 
Avviamento
elettrico
Accensione
elettronica T.C.I.
Candela
2 NGK DPR 9 EA-9 oppure 2 ND X27 EPR-9
TELAIO
 
Tipo
in acciaio, struttura tipo Deltabox a doppio trave con forcellone oscillante a due bracci, cannotto di sterzo su cuscinetti a rulli conici
inclinazione 25°, avancorsa mm. 105
Sospensione anteriore
forcella teleidraulica con steli Ø mm. 41, regolabile nel precarico molla e nel freno idraulico in estensione, escursione ruota mm. 160
Sospensione posteriore
singolo ammortizzatore idraulico montato centralmente e privo di leveraggi, dotato di regolazione del precarico molla e del freno idraulico in estensione, escursione ruota mm. 140
 
RUOTE e FRENI
 
Pneumatici
anteriore misura 110/80-18”, posteriore misura 150/70-17”
Ruota anteriore
cerchio in lega a tre razze sdoppiate, misura 3,00” X 18”
Ruota posteriore
cerchio in lega a tre razze sdoppiate, misura 4,00” X 17”
Freno anteriore
doppio disco flottante Ø mm. 298 con pinze fisse a doppio pistoncino
Freno posteriore
disco singolo fisso Ø mm. 245 con pinza a due pistoncini contrapposti
 
DIMENSIONI e PESO
 
Interasse
mm. 1475
Altezza sella
mm. 795
Luce a terra
mm. 160
Capacità serbatoio
lt. 18 di cui lt. 3,5 di riserva
Peso a secco
kg. 199
 
Varianti relative al modello 1996
 
MOTORE
 
Tipo
bicilindrico parallelo frontemarcia con cilindri inclinati in avanti di 45°, fasatura degli scoppi 270°, doppio albero di equilibratura, ciclo a quattro tempi
Rapporto di compressione
10,5 : 1
Fasatura
aspirazione durata 268° (apre 29° prima del PMS, chiude 59° dopo il PMI)
scarico durata 268° (apre 59° prima del PMI, chiude 29° dopo il PMS)
Carburatore
2 Mikuni BDST 38 a depressione con sensore TPS
Candela
2 NGK DPR 8 EA-9 oppure 2 ND X27 EPR-U9
Trasmissione
primaria ad ingranaggi con rapporto 1,718 (67/39)
secondaria a catena con rapporto 2,47 (42/17)
Cambio
in blocco a 5 rapporti con ingranaggi a denti dritti, rapporti di riduzione:
prima 2,846 (37/13) – seconda 1,850 (37/20) – terza 1,43 (30/21)
quarta 1,17 (27/23) – quinta 1,04 (28/27)
 
TELAIO
 
Sospensione anteriore
forcella teleidraulica con steli Ø mm. 43, regolabile nel precarico molla e nel freno idraulico in estensione, escursione ruota mm. 149
 
DIMENSIONI e PESO
 
Interasse
mm. 1470
Capacità serbatoio
lt. 20 di cui lt. 3,1 di riserva
Peso a secco
kg. 201